La miopia della politica
La miopia della politica è sempre — e da sempre — motivo di mio profondo stupore. Non ho la pretesa, né le competenze, per stabilire un confine temporale in cui collocare l’inizio di questo comportamento, ma da che ho memoria di un dibattito pubblico, lo avverto come una costante.
Quando cerco di comprendere un intervento legislativo, tengo a mente tre semplici verità:
- In politica tutto è un peso e un contrappeso;
- I fondi non sono infiniti;
- Anche i gesti più piccoli, nel lungo periodo, possono fare la differenza.
Con questo spirito ho seguito l’iter del Disegno di Legge sulla plusdotazione, approvato al Senato lo scorso ottobre e ora all’esame della Camera. È un tema che non leggo solo sui giornali: la neurodivergenza la vivo ogni giorno, da madre, attraverso gli occhi di mio figlio.
Avevo provato a scrivere un’analisi tecnica, piena di dati. Ma non c’era traccia delle emozioni che questo silenzio normativo mi suscitava. Quindi, preferisco raccontarvela vista da qui.

Un’idea zoppa
A oggi, nonostante il primo via libera parlamentare, l’intervento appare ancora come un’idea zoppa: un “contentino” con una bella forma ma con sostanza esigua. A inizio 2026, ci ritroviamo ancora nel limbo: un testo che attende di diventare legge definitiva e che, per ora, resta un insieme di buone intenzioni senza un portafoglio adeguato.
Manca, innanzitutto, un’adeguata formazione dei docenti. Ai professori viene chiesto tanto, troppo. Con le poche ore formative previste, si pretende non una capacità di ascolto, ma una capacità d’intervento che gli insegnanti non possono e non dovrebbero fornire. A ognuno il proprio mestiere. In altri ambiti della pubblica amministrazione le collaborazioni esterne sono la norma; nel comparto scuola no. Si pretende di ottimizzare sempre e soltanto con le risorse (già stremate) a disposizione.
Lo stereotipo del “Genio”
A questo si aggiunge la mancata cultura della neurodivergenza. Quando si parla di plusdotazione, nell’immaginario comune emerge ancora la figura del “genio”, o al massimo del “tipo particolare”.
È uno stereotipo che non tiene conto delle comorbidità né della complessità emotivo-relazionale. Studi effettuati su campioni clinici di studenti con disturbo da deficit di attenzione (ADHD) indicano che circa l’8,8% di loro risulta anche “gifted” (definiti due volte eccezionali, o 2e).
Se ti va bene, nella narrazione collettiva, sei Sheldon Cooper. Se ti va male, non lo voglio nemmeno immaginare. Diventi invisibile, un “problema di comportamento” o un pigro che non si applica.
Oltre i commi
Quanto più la sfida è complessa, tanto più la politica dovrebbe avere la capacità di fare sintesi e guardare lontano. Riducendo il tutto a quanto leggo nei verbali parlamentari, sinceramente, non vedo né l’una né l’altra.
Eppure, credo che non tutto sia perduto. Ogni legge, anche imperfetta e ancora in itinere, può diventare un punto di partenza se chi la vive decide di usarla come occasione di confronto. Forse la vera riforma non sarà nei commi, ma nello sguardo con cui impariamo a riconoscere la diversità — e a non temerla.
E tu cosa ne pensi? Dimmi la tua. Ti leggo.
Fonti e approfondimenti:
- Iter DDL n. 569 Senato – Disposizioni in favore degli alunni ad alto potenziale cognitivo https://www.senato.it/ric/generale/risultati.do (Approvato in prima lettura, ora alla Camera).
- Studio sulla doppia eccezionalità (2e): ADHD e Plusdotazione. https://www.stateofmind.it/2022/01/doppia-eccezionalita-plusdotazione-adhd/
- Alto potenziale e plusdotazione: tra dono e difficoltà – Centro Studi Erickson https://www.erickson.it/it/mondo-erickson/plusdotazione-alto-potenziale/
N.d.A. Il riferimento a Sheldon Cooper (The Big Bang Theory) descrive lo stereotipo del genio altamente razionale ma socialmente rigido. Una rappresentazione che spesso oscura la reale complessità emotiva dei ragazzi plusdotati.







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