
Natale come comandamento culturale
Natale è appena trascorso e già risulta polveroso.
Per alcuni è gioia, per altri solitudine, per altri ancora ipocrisia e finzione.
Il Natale, nella nostra cultura, è un comandamento.
Deve essere gioia, pace e amore. Deve essere riconciliazione e generosità.
Deve essere un momento felice. Senza che questa affermazione possa essere messa in discussione.
Se, per qualsiasi motivo, questi giorni sono portatori anche solo di malinconia, si è portati a rifiutare questa idea per aderire incondizionatamente a ciò che abbiamo appreso fin da piccoli.
L’infanzia tra magia e realtà
Il Natale per i bambini può essere magico.
Può, non deve. Talvolta la magia è, semplicemente, impossibile.
Quando si pensa a infanzie violate, il pensiero corre a immagini estreme e dolorose, da cui rifuggiamo per difenderci da un dolore che, anche solo immaginato, risulta insopportabile.
Eppure è scomodo – quasi politicamente scorretto – affermare che la violazione dell’infanzia possa assumere forme più infide e silenziose.
Il potere asimmetrico nelle relazioni familiari
La linea di potere tra adulto e bambino è completamente sbilanciata fin dalle prime ore di vita.
Il bambino si nutre non solo fisicamente, ma anche emotivamente: inizialmente dalla madre, poi dalla rete adulta che lo circonda.
Attraverso gli adulti, il bambino cerca una traduzione del mondo che si sta svelando ai suoi occhi. Emozioni, convenzioni sociali e ruoli familiari vengono interiorizzati senza che vi siano strumenti per comprenderne pienamente le dinamiche.
Questi elementi, insieme ad altri fattori, concorrono alla costruzione dell’identità. Del Sé.
Attaccamento e sistema familiare: Bowlby e Bowen
L’individuo si sviluppa all’interno di due cornici fondamentali:
- la Teoria dell’Attaccamento di John Bowlby
- la Teoria dei Sistemi Familiari di Murray Bowen
Secondo Bowlby, un bambino che cresce con una base emotivamente sicura avrà meno difficoltà ad affrontare il mondo adulto e potrà autodeterminarsi emotivamente.
Al contrario, una base instabile può portare a relazioni segnate da allarme, ipervigilanza e difficoltà nel riconoscere i propri bisogni affettivi.
Bowlby parla di Modelli Operativi Interni (MOI): vere e proprie mappe mentali che utilizziamo, da adulti, per interpretare il mondo e le relazioni.
Bowen, invece, concepisce la famiglia come un organismo. Le relazioni si strutturano attraverso triangolazioni e ruoli che spesso non vengono mai esplicitati, ma che il bambino assume in modo adattivo, in una forma di silenziosa obbedienza a richieste sotterranee.
Il “paziente designato” e i ruoli imposti
Nel libro Giochi psicotici della famiglia (di Selvini Palazzoli) vengono descritti diversi casi clinici in cui un figlio diventa il cosiddetto paziente designato.
Due genitori vivono un conflitto non esplicitato, silenzioso, che permea l’intero clima familiare.
Il figlio, per adattarsi al bisogno emotivo del sistema, assume un ruolo che non gli appartiene ma che mantiene l’equilibrio della famiglia.
L’individuo, così, aderisce a dinamiche complesse di cui è spesso solo spettatore.
Natale, regressione e confini emotivi
Unendo queste cornici teoriche, non è difficile comprendere perché, per molte persone, il Natale rappresenti stress, ansia e autocensura più che gioia.
Anche da adulti, lontani dalla casa genitoriale, il ritorno al nucleo originario può riattivare ruoli e dinamiche che non consentono la preservazione del proprio confine emotivo.
Il Sé di un altro familiare può invadere il nostro fino a sommergerlo.
Pensiamo a un genitore ansioso e a un adulto che, pur avendo costruito una propria vita, fatica ancora a sottrarsi all’ipervigilanza interiorizzata nell’infanzia. Il contatto obbligato può riacutizzare una sintomatologia mai del tutto risolta.
La libertà di non essere felici a Natale
No: il Natale non può e non deve essere gioia pura per tutti.
A volte quella vicinanza forzata porta con sé dolore e ansia.
Possiamo, senza mortificarci, decidere di non aderire alla narrazione sociale del Natale e della famiglia.
Una riflessione sul dibattito pubblico
Come spesso accade nei miei articoli, provo una lettura multifattoriale della realtà.
Non possiedo gli strumenti per valutare l’operato degli assistenti sociali o del Tribunale dei Minori nel caso della cosiddetta famiglia del bosco. Anche per questo, nell’articolo dedicato, ho utilizzato il fatto di cronaca solo come spunto teorico.
Rimane però, a mio giudizio, un elemento insindacabile: l’utilizzo strumentale ed emotivo di questi casi da parte di alcuni politici è quanto meno discutibile, quando non apertamente violento.
Se esistono proposte per ripensare il diritto di famiglia e la tutela dei minori, che vengano avanzate con coraggio.
Non parlando – come spesso accade – alle emozioni collettive per raccogliere consenso.
Forse varrebbe la pena ricordare che alcune famiglie vivono in contesti protetti proprio perché portatrici di storie che non fanno notizia, ma che sono profondamente dolorose.
E per te, cos’è il Natale?
Dimmi la tua. Ti leggo.
Fonti e Riferimenti (Per Approfondire)
- PsicoAdvisor – https://psicoadvisor.com/modelli-operativi-interni-teoria-di-bowlby-17353.html
- State of Mind – Il Giornale delle Scienze Psicologiche
https://www.stateofmind.it/2012/10/triangolazione-famiglia/ - La famiglia nel bosco: una riflessione psicologica sul contesto sociale
https://vistadaqui.com/2025/11/26/la-famiglia-nel-bosco-una-riflessione-psicologica-sul-contesto-sociale/ - Selvini Palazzoli, M. – Giochi psicotici della famiglia







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