La Politica degli Algoritmi: Tra Emozione, Gatekeeping e Distorsioni Cognitive

Quando la semplificazione mediatica compromette la visione d’insieme

Si dice, citando Mameli e trasformandola in espressione popolare, che gli italiani siano “Popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori…”.

Per gioco, quante volte abbiamo aggiunto “di allenatori della nazionale”? In una certa dimensione — personale, ma non credo esclusivamente mia — aggiungerei anche “politologi”. Da qui nasce la riflessione che condivido con voi.


Il Megafono della Politica Contemporanea

Nei salotti televisivi, passando dai social media ai molteplici canali di comunicazione, il linguaggio politico non è più confinato alla realtà del giornalismo di vecchia memoria.

Con l’avvento delle nuove tecnologie, la politica ha preso il microfono del comizio e lo ha trasportato nel megafono mediatico, indebolendo la capacità del giornalismo di fare gatekeeping — la “protezione del cancello”, ovvero quel processo di selezione e filtraggio delle notizie che non deve essere censorio, ma che serve a evitare un’invasione incontrollata di informazioni. (N.d.A.: il gatekeeping è una funzione storica del giornalismo, oggi messa sotto pressione dai ritmi e dalle dinamiche dei media digitali).

Non si tratta più soltanto di slogan: spesso emergono veri e propri micro-spot che anticipano l’azione politica e programmatica.


La Personalizzazione del Messaggio

Da un punto di vista sociale, viene quasi da pensare: “Che ovvietà, la trasformazione è in corso su tutti i livelli, perché la politica dovrebbe farne a meno?”. Osservazione corretta, ma non sufficiente.

Esempi come la “Bestia” di Salvini hanno sdoganato l’idea che si possa seguire l’algoritmo, o addirittura essere l’algoritmo. Con una capacità comunicativa evidente, lo staff dell’attuale Vicepremier è riuscito più volte ad anticipare — e talvolta suggerire — battaglie da combattere e opinioni da sostenere.

Nell’immaginario collettivo resta l’episodio del citofono: una forma irruenta di comunicazione che attiva prima la sfera emotiva che quella politica. Chi ha vissuto o vive la periferia potrebbe aver avvertito immediatamente paura, rabbia o allarme: emozioni primarie che innescano risposte rapide, spesso bypassando la corteccia prefrontale, sede del pensiero analitico.

E allora la domanda diventa inevitabile: quando un politico interviene su un tema caldo, sta agitando un’emozione o proponendo una soluzione? È un territorio scivoloso, che ha teso trappole a molti.


Tra Emozione e Manipolazione

Ricordo bene alcuni passaggi della pandemia da Covid-19, quando il presidente statunitense Donald Trump suggerì — con toni improvvisati e scientificamente infondati — l’uso di sostanze come disinfettanti o raggi ultravioletti a scopo curativo.

Era un periodo carico di paura, e la tentazione della “soluzione semplice” suonava rassicurante. Sono solo due esempi, ma utili per entrare nel cuore del problema.


Quando l’Informazione Diventa Selettiva

Nella psicologia cognitivo-comportamentale troviamo il concetto di astrazione selettiva, appartenente alla più ampia categoria delle distorsioni cognitive.

(N.d.A.: le distorsioni cognitive — o bias — sono scorciatoie mentali che il cervello usa per risparmiare tempo ed energia, ma che talvolta portano a valutazioni parziali o errate).

L’astrazione selettiva consiste nel focalizzarsi su un singolo dettaglio, ignorando l’intero quadro. Come uno studente che riceve un ottimo voto ma si concentra solo sulla piccola nota a margine.

Quando la politica si concentra su un singolo fatto — che sia cronaca o una fake news — l’effetto è simile: la lettura diventa microscopica, mentre il contesto più ampio scompare. Questo processo viene amplificato dall’algoritmo, che a sua volta alimenta la corsa a visibilità, engagement e visualizzazioni.


Il Rischio di Perdere la Visione d’Insieme

Mi chiedo allora se il rischio sia una comunicazione compromessa, priva di una visione complessiva del reale.

La psicologia della Gestalt ci ricorda: “il tutto è più della somma delle sue parti”. (N.d.A.: la Gestalt è una corrente psicologica nata in Germania agli inizi del XX secolo, centrata sulla percezione come processo globale e non frammentato).


La Responsabilità è Anche Nostra

Oggi mi sono chiesta se questo atteggiamento, che percepisco come pervasivo, non tragga parte della sua forza anche dal disinteresse — o forse dalla stanchezza — dei cittadini.

Immersi in vite frenetiche, ci affidiamo a strumenti veloci non per superficialità, ma per un adattamento naturale a un mondo sovraccarico di informazioni. Siamo tentati dalla semplificazione.

Forse, la vera sfida deve ripartire da noi.

Dimmi la tua. Ti leggo.


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